Affrontiamo oggi la prima delle quattro tappe di trasferimento che ci porteranno fino a Cambridge.
Ci aspettano le campagne dello Yorkshire, immerse in un paesaggio fatto di colline ondulate (Yorkshire Dales), brughiere selvagge coperte di erica (moors), prati verdi divisi da muretti a secco, piccoli villaggi in pietra e fiumi attraversati da barchette, lungo le cui rive pescatori pazienti attendono in silenzio.
Ci svegliamo intorno alle otto. Colazione con il solito porridge e pane spalmato di burro d’arachidi, marmellata o miele. La giornata è fresca ma soleggiata. Sistemata la ruota della bici di Micky, riparata la sera prima, siamo pronti a partire.
La strada corre dritta nella campagna. Lungo l’asfalto, purtroppo, incontriamo molti animali investiti dalle auto: uccelli, lepri, scoiattoli, volpi, persino un cervo. Un segno, amaro ma evidente, di quanto questa campagna sia viva.
Ci fermiamo a bere in uno spiazzo e, avvicinandoci a un cespuglio, vediamo spiccare il volo uno dopo l’altro cinque fagiani, con battiti rapidi e improvvisi.
Il tempo cambia all’improvviso: il sole sparisce, l’aria si fa umida, il cielo si copre di nuvole. La luce smorzata rende i prati ancora più verdi e intensi.
Attraversiamo villaggi minuscoli: poche case, una chiesa medievale, un pub e un caffè, tutti rigorosamente chiusi. È domenica e si ha la sensazione di pedalare in un tempo sospeso: i paesi sembrano immobili, come se la domenica fosse un giorno di riposo non solo per i negozi, ma per tutte le persone.
Per mangiare dobbiamo attendere un centro abitato più grande. Troviamo un supermercato Co-op Food, catena di medie dimensioni, che ci salva: prendiamo tramezzini, frutta e una cioccolata calda, consumandoli nel parcheggio quasi deserto.
Poi di nuovo in sella, fino a quando la bici di Niccolò inizia a dare problemi: un rumore secco, seguito dall’oscillazione della ruota posteriore. Si è rotto un raggio, proprio dal lato del pacco pignoni. Abbiamo con noi un raggio di ricambio, ma senza l’estrattore non possiamo sostituirlo. Percorriamo con cautela gli ultimi chilometri, rimandando la riparazione a domani, quando cercheremo una ciclo-officina.
Lasciamo così lo Yorkshire ed entriamo nel Lincolnshire, fino ad arrivare a Gainsborough, tranquilla cittadina sul fiume Trent dalle origini vichinghe e medievali. Le strade sono deserte.
La nostra meta è il White Hart, un hotel che ha conosciuto giorni migliori. La porta è chiusa; suoniamo il campanello e dopo alcuni minuti ci apre una ragazza sorridente. L’atrio è buio, la moquette consunta, i mobili vecchi e impolverati. Lei, però, è gentile e disponibile: ci consegna le chiavi e ci fa sistemare le biciclette in una grande sala che un tempo, probabilmente, era usata per i balli, come testimonia una vecchia targa in ottone ossidata all’esterno che autorizza “danze e intrattenimenti di ogni genere”.
Con i negozi chiusi, non ci resta che cenare in un KFC: pollo fritto troppo salato e rapporto qualità prezzo decisamente sbilanciato.
Poi a letto. Domani ci attende un’altra lunga tappa, interamente nel Lincolnshire.
