Siamo nella splendida isola di Cát Bà, Riserva della Biosfera UNESCO. Oggi ci aspetta una giornata tutta dedicata a scoprire un assaggio di questo luogo unico.
Ci svegliamo presto per la colazione: buona, anche se leggermente al di sotto delle aspettative. Dopo esserci preparati scendiamo nella hall, dove dovrebbero venirci a prendere per la giornata in barca che abbiamo prenotato per circa trenta euro a testa.
Con noi ci sono due ragazzi italiani e una giovane coppia di olandesi. I due ragazzi, sardi e molto socievoli, fanno parte della band punk rock Second Youth: uno alla batteria e l’altro al basso. La coppietta di olandesi, invece, rimane piuttosto in disparte.
Arriva il furgone che ci porta al porto. Qui incontriamo Alex, la nostra guida locale: parla un inglese un po’ “vietnamita”, ma più che dignitoso. Finalmente raggiungiamo la barca.
È un barcone decisamente bello, con più ponti. Ci sistemiamo inizialmente sul ponte inferiore, al coperto, dove Alex ci spiega come si svolgerà la giornata. Poi ci spostiamo sui due ponti superiori, attrezzati con lettini e persino una vasca idromassaggio. La barca, pensata per ospitare molte persone, è tutta per noi: otto persone con un barcone intero a disposizione.
Partiamo a ritmo lento. Mentre la barca scivola tra migliaia di isolotti, si sentono solo il rumore del motore diesel e il vento. La giornata è nuvolosa, ma la temperatura è piacevole.
Navighiamo tra formazioni carsiche che emergono dal mare come sculture, baie silenziose, villaggi galleggianti e grotte nascoste. Passiamo accanto al villaggio galleggiante di Cái Bèo, uno dei più antichi villaggi di pescatori del Vietnam, abitato da millenni. La vita in queste precarie case sull’acqua è frenetica: nessuno sta fermo. Accanto a noi passa una piccola barca con un bambino che, a quanto ci racconta Alex, sta andando a scuola sull’isola.
Raggiungiamo un piccolo molo dove attracchiamo. Ci vengono consegnate delle biciclette per percorrere i cinque chilometri, un po’ movimentati, che ci separano dal villaggio di Viet Hai, un piccolo gioiello nascosto nel cuore del Parco Nazionale di Cát Bà. Attraversiamo un tunnel scavato nella roccia e percorriamo l’ultima discesa verso una valle verdissima, fino a trovarci in un vero e proprio “mondo dimenticato”.
Qui il tempo sembra essersi fermato. Al netto delle attività turistiche, il villaggio rappresenta uno spaccato autentico della vita rurale vietnamita. Siamo circondati da alte montagne calcaree e da una fitta giungla. Alex ci racconta la storia del villaggio, non senza far trasparire il suo orgoglio patriottico per aver resistito prima ai francesi, poi agli americani e, a suo dire, oggi alle continue provocazioni dei cinesi.
Ci godiamo un paio d’ore in questo “mondo perduto” prima di tornare al nostro barcone di lusso.
È ora di pranzo. Ci riuniamo tutti attorno a un grande tavolo sul ponte inferiore. Due camerieri iniziano a servire piatti tipici, cucinati a bordo: tutto ottimo. I due ragazzi sardi e Micky scelgono piatti vegetariani, mentre noi e gli olandesi optiamo anche per carne e pesce. Ci alziamo decisamente sazi.
La barca si ancora nella baia di Lan Ha, tra alti isolotti dalle pareti verticali, ricoperti di fitta vegetazione. È il momento del kayak. L’acqua è calma e lo scenario unico: un’occasione imperdibile. Prendiamo due kayak: uno per Michelangelo e me, l’altro per Niccolò e Micky.
Attraversiamo una grotta naturale e ci fermiamo su piccole spiagge raggiungibili solo via mare. È un’esperienza bellissima.
Prima di tornare a bordo, dove ci attende l’ultima attività della giornata, Michelangelo e Niccolò ne approfittano per un tuffo lanciandosi giù dal grande scivolo che scende dal ponte più alto del barcone.
Ora il momento della preparazione dei Nem Rán, gli involtini primavera. Alex ci racconta che, secondo la tradizione, preparare gli involtini è una vera e propria “prova d’esame” per la futura sposa. La capacità di arrotolarli in modo uniforme, né troppo stretti, per evitare che si rompano in frittura, né troppo lenti, per non assorbire troppo olio, è considerata dalla madre dello sposo un segno di pazienza, precisione e dedizione alla casa.
Ognuno di noi si cimenta nella preparazione dei propri Nem Rán. I più abili risultano Sandrino, il batterista, e Michelangelo. Bravo Miche!
È quasi il tramonto e stiamo rientrando verso il porto. Queste piccole isole sono l’habitat del rarissimo langur di Cát Bà, una delle scimmie più rare e minacciate al mondo, che vive esclusivamente qui. Si stima che la popolazione conti tra i 60 e gli 80 individui. Secondo una leggenda, il langur di Cát Bà sarebbe lo spirito guardiano della foresta.
All’improvviso Alex ci chiama a gran voce. Ci precipitiamo sul ponte superiore. Tra le rocce compaiono alcune piccole scimmiette: sono proprio i langur. Alex è emozionato quanto noi. Sei esemplari zampettano tra le rocce, arrampicandosi con incredibile agilità verso la giungla.
La giornata di crociera si conclude così, nel modo più fortunato possibile.
Rientriamo in hotel, il tempo di una doccia e poi usciamo a cena, nello stesso locale della sera precedente, dove mangiamo ancora una volta benissimo.
Poi a letto. Domani ci trasferiremo ad Hanoi, da dove, il primo giorno dell’anno, partiremo per l’Italia.

Comments
1 commentoFrancesca
Gen 3, 2026Sono stata a Cat Ba anch’io parecchi anni fa e mi era piaciuta tanto, ma voi avete fatto molte più cose particolari! Buon vento!