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Viaggi, Vietnam

Una giornata due diari

posted by Alessandro Falleni
Dic 24, 2025 198 0 0
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È mattina presto. Il campanello della casa in cui dormiamo io e Michelangelo suona, svegliandoci di soprassalto. Apro ancora assonnato e, davanti a me, due signore sorridenti mi porgono i vestiti puliti, lasciati la sera prima per il servizio lavanderia.

La stanza, completamente vetrata, è già inondata di luce. L’affaccio sul lago, su tre lati, è semplicemente meraviglioso. Questo luogo meriterebbe un soggiorno più lungo, per poter godere appieno della natura che lo circonda e delle numerose attività all’aperto proposte.

Ci riuniamo tutti, chiamiamo la reception per farci venire a prendere con il caddy e andiamo a fare colazione: le nostre casette distano circa un chilometro dal corpo centrale dell’hotel.

Ad accoglierci c’è un cameriere che parla un inglese più che dignitoso. Ne approfittiamo subito per chiedergli aiuto: vogliamo contattare il service desk degli oggetti smarriti dell’aeroporto di Hanoi e capire se sia possibile delegare qualcuno a ritirare la nostra valigia, arrivata in ritardo.

Il ragazzo si mette con infinita pazienza al nostro servizio: chiama amici disponibili a farci da corrieri, contatta più volte il service desk dell’aeroporto. Quando sembra che siamo vicini a una soluzione, dall’altro capo del telefono qualcuno si impunta: serve la nostra firma autografa per il ritiro del bagaglio. Non ci sono alternative. Dobbiamo separarci.

Io carico bici e bagagli in auto e parto verso Hanoi per recuperare la valigia. Micky, Niccolò e Michelangelo proseguono invece in bicicletta.

Ci rivedremo in serata, in hotel.

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Diario di Ale

Mi aspettano tra le nove e le dieci ore di viaggio per percorrere poco più di 500 chilometri.

La comunicazione con il mio autista avviene esclusivamente tramite Google Translate.

Dopo pochi chilometri ci fermiamo davanti a una casetta. L’autista mi scrive che deve salire in casa per dieci minuti. Lo aspetto pazientemente.

La velocità di crociera oscilla tra i 30 e i 50 km/h. Va bene la favola di Esopo della lepre e della tartaruga, ma qui l’autista sembra approfittarsene un po’. Biciclette e motorini sbucano da ogni direzione. La velocità moderata e l’uso energico del clacson ci evitano di fare stragi.

Finalmente imbocchiamo l’autostrada: qui la velocità sale vertiginosamente fino ai 70 km/h. Costeggiamo una montagna sulla cui cima svetta una gigantesca statua di Buddha. Dopo una sosta in una specie di autogrill, dove vengo immortalato in innumerevoli foto, arriviamo ad Hanoi, con i suoi grattacieli e la sua impressionante densità di popolazione.

Passiamo accanto a una mega fabbrica Panasonic, attraversiamo il grande Fiume Rosso e raggiungiamo finalmente l’aeroporto di Noi Bai.

Il mio accompagnatore mi aiuta come interprete. Qualche firma e rientro in possesso della valigia, rimasta a Shanghai per non meglio precisati “motivi di sicurezza”. Ovviamente non viene trovato nulla di illegale o pericoloso.

Dieci minuti dopo siamo di nuovo in auto. Il viaggio continua. L’autista si rimette a cantare e io, con le cuffie, seguo corsi di lavoro mentre il paesaggio scorre fuori dal finestrino.

Alle sette di sera arriviamo a Thanh Hóa, davanti al Palm Hotel, dove mi ricongiungo con il resto della famiglia. Lasciamo le borse in camera e andiamo subito a mangiare.

Dopo cena mi concedo un massaggio che Micky, Niccolò e Michelangelo avevano già fatto nel pomeriggio: in’ora di puro piacere per circa sette euro — massaggio full body più pietre calde sulla schiena. Ne esco rinato. Torno in hotel camminando in una Thanh Hóa vivace e illuminata.

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Diario di Michelangelo

Eccoci qui, ma questa volta siamo solo noi tre: io, Tato e mamma. Babbo ha dovuto separarsi per andare all’aeroporto di Hanoi a recuperare la valigia. Dopo i saluti ci prepariamo a partire il prima possibile e facciamo il check-out.

Appena in sella, mamma si accorge che le ruote sono sgonfie: probabilmente non erano state gonfiate a sufficienza alla partenza.

Per fortuna troviamo subito una minuscola officina per motorini. Due signori stanno facendo la pausa tè: ci vedono e, con grande gentilezza, ci aiutano a gonfiare le ruote.

Ripartiamo lungo una strada polverosa e molto trafficata. Incrociamo numerosi motorini carichi oltre ogni immaginazione di foglie di granoturco, pronte per essere essiccate: probabilmente serviranno come copertura per i tetti delle capanne.

Proseguiamo circondati da campi di mais infiniti e montagne dalle forme bizzarre. È ora di pranzo, ma nel paesino in cui arriviamo non c’è nemmeno l’ombra di un ristorante. Poi, finalmente, un’insegna: “Pho”, che indica un ristorante che serve zuppa vietnamita preparata con noddles e con carne di manzo.

Entriamo. Un uomo dall’aria stanca ci accoglie parlando in vietnamita. Il locale è quasi vuoto, a parte un cliente che mangia rumorosamente i suoi noodle fumanti.

Con un mix di gesti e poche parole d’inglese ordiniamo un pho al manzo. Il piatto è bollente e, con il caldo, l’effetto è micidiale. Paghiamo, risaliamo in sella e affrontiamo l’ultima tirata verso l’albergo.

Arrivati a Thanh Hóa notiamo subito qualcosa di strano: agli incroci, quando il semaforo diventa verde per noi, lo diventa anche per la corsia opposta. Girare è un’impresa, con macchine e motorini che tagliano la strada da ogni lato.

Dopo una buona mezz’ora arriviamo finalmente al Palm Hotel. Check-in, doccia veloce e poi di nuovo fuori, direzione Golden Hands, un centro massaggi.

Prenotiamo tre massaggi full body. Una donna ci accompagna in una stanza buia, illuminata solo da una lampadina. Ci fanno stendere sui lettini, immergere i piedi in acqua tiepida e coprire gli occhi con una maschera bollente al profumo di caffè. Il massaggio inizia: gambe, piedi, braccia, schiena. Poi le pietre calde sciolgono i dolori e infine testa e viso. Rigenerante.

Usciti, sulla strada del ritorno incrociamo un G-26, un convenience store simile a quelli visti in Corea del Sud e in Giappone. Io prendo degli stick al biscotto, mamma uno yogurt da bere, Tato un onigiri. E per babbo scegliamo un succo e un tortino.

Rientriamo in albergo e poco dopo arriva la chiamata: babbo è arrivato. Scendiamo ad accoglierlo.

⸻

Domani ci aspetta una lunga e noiosa tappa di trasferimento lungo una delle arterie principali del Paese.

Buddha sulla montagna
Buddha sulla montagna
Finalmente la valigia
Finalmente la valigia
Verso l’aeroporto
Verso l’aeroporto
miche
miche
trasporti non eccezionali
trasporti non eccezionali
barber corner
barber corner
pho
pho
lanterne
lanterne
a passeggio
a passeggio
fritto fritto friitto
fritto fritto friitto
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