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Thailandia, Viaggi

Un treno per Den Chai

posted by Alessandro Falleni
Dic 20, 2018 1586 13 2
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Siamo a Den Chai, una piccolissima città nell’omonimo distretto nel nord della Thailandia. Den Chai, nato come campo di lavoro per criminali, è divenuto in seguito sede di basi militari, quindi villaggio ed infine cittadina. Si presenta con una via centrale ricca di negozi che vendono qualsiasi cosa. Odori di cibo che saturano presto le narici, scooter che sfrecciano su e giù per le strade in modo disordinato, persone sorridenti che ci salutano al nostro passaggio.

La nostra giornata inizia prima delle sette nelle campagne intorno a Chiang Mai, nel nostro piccolo e familiare resort. Svegliandoci realizziamo che i nostri bungalow sorgono all’interno di un bosco di banani. La natura dirompente, unita alla gentilezza e alla semplicità dei proprietari sopperiscono alle carenze della struttura. Prepariamo bagagli e bici prima che venga servita, alle sette, la solita ottima colazione. Zuppa di carne con del maiale essiccato da scioglierci dentro, uova e würstel, succo di arancia zuccheratissimo e pane tostato; per i bimbi una aggiunta di latte e cereali. Il nostro programma prevede uno spostamento di circa 160 chilometri in treno per superare un tratto montuoso ed una pericolosa galleria che è meglio non percorrere in bicicletta. Arriveremo quindi a Den Chai, dove trascorreremo la notte.

Per riuscire a prendere il treno occorre arrivare a Lamphun, a circa 20 chilometri da noi, prima delle nove e trenta. Abbiamo trovato l’orario dei treni della Thailandia del nord, e l’unica linea che c’è, è  percorsa da pochissimi treni. Possiamo prendere il treno delle 10, con arrivo a Den Chai alle 14:16 o quello delle 15:48 con arrivo alle 20:26. Optiamo per la prima soluzione, ma dobbiamo muoverci.

Salutiamo i nostri amici del resort e ci mettiamo in viaggio. Prima delle otto siamo in sella. Il Miche apre la fila, seguito da Micky e da Niccoló che fa da navigatore; infine io a chiudere. Percorriamo stradine sterrate e strade secondarie, lontane dal traffico dei mezzi pesanti. Costeggiamo una scuola, un tempio, un negozietto che vende poche cose, un contadino che lavora; siamo attraversati da una sensazione di tranquillità, distante dalla frenesia della vita di tutti i giorni. È proprio questa tranquillità e questa lentezza, insieme alla curiosità sono il volano dei nostri cicloviaggi.

Dobbiamo ora percorrere un tratto di una strada piuttosto trafficata. Occorre prestare la massima attenzione. Per distrarre il Miche giochiamo a chi vede più serpenti schiacciati; ce ne sono davvero parecchi.

Il nord della Thailandia è famoso per il numero e la grandezza dei cobra. È calda, ricca d’acqua e molto verdeggiante, condizioni ideali per i serpenti. Le nostre regole sono chiare. Non ci si avventura tra gli arbusti, non si raccoglie niente a bordo strada e non si spostano rocce.

Una caduta del Miche interrompe un ritmo di marcia ottimo. Tanto spavento, ma fortunatamente niente di grave. Riprendiamo a ritmo ridotto per coprire gli ultimi tre chilometri che ci separano dalla stazione.

La stazione è piccolissima e tranquilla. Di un bel rosso acceso e molto ordinata; aiuole curate, panchine con tavolini in marmo e una ringhiera ben tinteggiata. Ricorda quelle stazioncine di campagna, ormai sempre più rare. Due soli binari, poche persone che attendono e un bigliettaio. Farsi capire non è facile. Lui parla solo thailandese, ma con un po’ di buona volontà, acquistiamo quattro biglietti per poco meno di tre euro e capiamo che il biglietto per le bici si paga a bordo.

Al binario due, direzione Bangkok, un signore con una valigia di legno sta aspettando con noi il treno. Puntualissimo. Un treno diesel con solo tre vagoni. Ci sistemano nell’ultimo vagone, in terza classe, insieme alle nostre biciclette, che ci aiutano a carcicare, dei monaci e qualche venditore di ogni sorta di cibo per i viaggiatori.

Paghiamo circa dieci euro per le quattro biciclette e ci sistemiamo. È una sensazione bellissima. Se non fosse per gli smartphone, che ogni viaggiatore possiede, sembrerebbe di essere tornati indietro nel tempo di oltre un secolo. I monaci indossano una veste tinta unita, con tonalità che variano dall’arancio al senape, e infradito. La loro figura trasmette saggezza, autorevolezza e tranquillità. I venditori percorrono il minuscolo treno su e giù con i loro prodotti più o meno identificati. Mango fresco tagliato da intingere in un miscuglio di sale e peperoncino (mangiato), banane tagliate fette sottili e fritte (mangiato), una specie di gallette, alla vista di riso, ma probabilmente di larve, di cui ne mangio una confezione intera (mangiato solo io e Dudu), un vassoio di carne cotta non meglio identificata e altri eccellenti spuntini per il viaggio.

Dudu e il Miche ne approfittano per fare un po’ di compiti. Dopo qualche fermata sale una classe di liceali con professoressa al seguito. Vengono sistemati tutti insieme appassionatamente nel nostro vagone. Noi siamo, ovviamente, quelli strani. La comunicazione è difficile, ma una curiosità reciproca ci aiuta a provare a comunicare. 

Qualche altra fermata ed ecco una classe di scuola materna, con la maestra che impartisce istruzioni con il megafono. Forse ci troviamo sul set di un film comico.

Arriviamo a Den Chai. La stazione è minuscola. Siamo a soli tre chilometri da dove dobbiamo dormire. Dobbiamo pranzare e trovare un nuovo lettore di SD card per poter scaricare le foto fatte con la macchina fotografica. Attraversiamo il centro senza fortuna, così decidiamo di andare prima a trovare il nostro posto per la notte, una specie di bed and breakfast.

Per strada ci colpisce un locale in cui servono cibo. Siamo a cinquecento metri dal nostro b&b. Ci sediamo e ordiniamo quattro piatti unici. Ottimi. Il Miche riso con frittata, io e Micky una specie di tagliatelle con pollo e Dudu riso con pollo. Tutto ottimo. Quattro bibite. Il tutto tre euro. 

Al b&b, dopo un po’ di attesa fuori, ci viene incontro una signora. La nostra stanza é in una casina a circa centro metri dalla casa della signora. Spaziosa e piuttosto pulita. Chiediamo subito informazioni su dove poter trovare un negozio di elettronica per comprare la SD card. Come aveva fatto il signore del resort il giorno prima la signora mi invita a salire in scooter con lei. Salgo e via in centro. Torniamo con un lettore nuovo nuovo. Le foto sono salve.

Non ci resta che cenare. Torniamo nel locale dove abbiamo pranzato e ordiniamo vari piatti thailandesi per provare dei gusti nuovi. In Thailandia si mangia davvero bene. Prima di andare via compriamo qualche dolcetto per la camera. Cena più dolcetti 5 euro.

Tornati alla nostra casina ci concediamo un po’ di relax e poi a letto. Domani ci attendono oltre sessanta chilometri per arrivare ad Uttaradit.

Dudu e i liceali
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Al lavoro in un quasi frecciarossa
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La realtà
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In treno viaggio comodo
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La valigia sul letto, quella di un lungo viaggio
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Comments

1 commento
  1. posted by
    Giovannella
    Dic 20, 2018 Reply

    Che bella novità….il video!Bravo Ale come sempre più che mai riesco a condividere il vostro viaggio.

  2. posted by
    Tommaso
    Dic 23, 2018 Reply

    Oh micky tirala su la go pro…tutto piedi, cibo..e un monaco “assente” con le mani sulle ginocchia 🤣🤣🤣

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