Sveglia e colazione al buffet. Essendo in un luogo turistico, frequentato per lo più da occidentali, è possibile scegliere anche una colazione continentale. Noi però ormai ci siamo abituati ai sapori locali: riso, noodles, stufati e uova, il tutto accompagnato da frutta fresca e frullato di cocomero.
Lasciamo la camera, depositiamo i bagagli e andiamo a fare i biglietti per il tour in sampan, la tradizionale imbarcazione fluviale a fondo piatto, per navigare tra grotte calcaree e paesaggi mozzafiato.
Appena acquistati i biglietti, una piccola auto elettrica ci accompagna al molo sul fiume Ngo Dong. Le barche sono da due persone, quindi formiamo gli equipaggi: Micky con Niccolò, Michelangelo con me.
Partiamo circondati da decine di altre imbarcazioni. I rematori utilizzano i piedi per remare: una tecnica insolita, ma che sembra decisamente meno faticosa rispetto a usare le braccia per ore.
Il paesaggio è pacifico e quasi irreale. A parte l’incrociarsi silenzioso delle altre barche, si sente solo lo sciabordio dei remi nell’acqua calma, che riflette le rocce e le nuvole. Michelangelo e io abbiamo un rematore tranquillo; Niccolò e Micky invece una rematrice… da competizione. Nel giro di pochi minuti supera tutte le altre barche e sparisce all’orizzonte.
Avanziamo lentamente tra alte montagne carsiche di calcare che si innalzano ripide tutt’intorno. Entriamo in grotte naturali basse e silenziose, mentre sopra di noi gli aironi volano incuranti. Michelangelo nota una sostanza rosa attaccata alle rocce che emergono dall’acqua: osservandola meglio scopriamo che si tratta di grappoli di piccole uova di libellula.
Dopo circa due ore torniamo al molo. Sono appena le undici e abbiamo ancora tempo prima di prendere le biciclette: ci aspettano poco più di venti chilometri.
Entriamo in un centro massaggi. Micky decide di farsi fare mani e piedi; noi ne approfittiamo tutti per un massaggio. Niccolò e Michelangelo scelgono i piedi, io schiena e collo.
Usciamo giusto in tempo per pranzo. Ci fermiamo lungo la strada che conduce all’hotel, dove abbiamo lasciato bici e bagagli, al Napoli’s Pizza. Senza vergogna: insalata per me, Micky e Michelangelo, pizza per Niccolò.
È ora di patire. Carichiamo le bici e lasciamo la piccola città percorrendo una stradina secondaria. Intorno, risaie a perdita d’occhio. Alcuni bufali camminano nel fango o sostano placidamente in mezzo alla strada, costringendoci a zigzagare non senza un certo timore. Lungo il percorso notiamo anche molti topi di risaia schiacciati.
Pedaliamo su strade sterrate immersi nella natura, circondati da specchi d’acqua e paesaggi da cartolina per tutto il tragitto. Ci fermiamo spesso, sopraffatti dalla bellezza, per scattare foto e far alzare il drone in volo.
Dopo un po’ iniziamo a scorgere le prime pagode, altissime. Siamo ormai nei pressi della Pagoda di Bai Dinh. Questa sera dormiremo qui vicino.
Arriviamo al Bai Dinh Garden Resort, immerso nella natura, all’interno dell’area del patrimonio naturale e culturale di Trang An. Tra i vari servizi, il resort organizza anche tour per provare a vedere l’orso malese vietnamita, o orso del sole, la specie di orso più piccola del mondo. Sarebbe un sogno, ma le possibilità di avvistarlo sarebbero ridottissime: è ormai estremamente raro.
Cena e poi in camera. È la vigilia di Natale. Tombola e, rigorosamente, Una poltrona per due. Poi a letto. Domani è Natale e ci aspettano oltre sessanta chilometri in bicicletta, con un meteo che non promette nulla di buono.
