La sveglia suona intorno alle 7:30. Questa mattina, prima di partire, dobbiamo assolutamente riparare la ruota della bici di Niccolò, che ieri non siamo riusciti a sistemare per la mancanza di camere d’aria di scorta, consumate in questa vacanza come il pane.
Il ciclista più vicino si trova a soli 200 metri dall’hotel, ma è in ferie per tutto il mese. Non ci resta che andare da Decathlon, a poco più di sette chilometri di distanza. Facciamo colazione e poi esco con la ruota di Niccolò.
Attraverso Metz, ancora semideserta. Decathlon si trova fuori città, in una grande zona commerciale. Il ragazzo addetto al reparto bici prende in consegna la ruota, mentre io vado a comprare un paio di camere d’aria di scorta. Un quarto d’ora dopo sono già fuori.
Nel frattempo Micky, Niccolò e Michelangelo sono usciti dall’hotel e mi aspettano in un bar poco distante. Fuori piove. Percorro i sette chilometri che mi separano da loro sotto una leggera pioggerella. Dopo tanti giorni di caldo soffocante, è quasi una sensazione piacevole.
Quando arrivo, li trovo impegnati in una seconda colazione a base di buonissime paste francesi e cappuccino. Mi unisco volentieri a loro: caffè e una fetta di quiche Lorraine, la celebre torta salata originaria proprio della Lorena, preparata con una base di pasta brisée e un ripieno di uova, panna, pancetta affumicata e formaggio. La mattina voglio stare leggero.
La pioggia, intanto, si fa più intensa. Indossiamo le giacche impermeabili, rimontiamo la ruota sulla bici di Niccolò e partiamo in direzione di Nancy.
Uscendo dalla città passiamo sotto un antico acquedotto romano. Dobbiamo percorrere una decina di chilometri di strada statale prima di ritrovare la pista ciclabile che costeggia la Mosella.
Dopo neanche cinque chilometri, però, Micky ha di nuovo una ruota a terra. È la sua quarta foratura e la sesta complessiva del viaggio. Direi che abbiamo ampiamente battuto ogni nostro precedente record di forature!
Sostituiamo la camera d’aria e ripartiamo.
La strada ci regala per chilometri lunghi e dolci saliscendi immersi nella campagna della Lorena. Ogni tanto incrociamo un’azienda vinicola, a ricordarci che da queste parti il vino è una cosa seria.
È ormai ora di pranzo quando arriviamo a Pont-à-Mousson. Ci dirigiamo verso la piazza centrale, Place Duroc, una splendida piazza rinascimentale circondata da portici ed eleganti edifici del XVI e XVII secolo.
Qui troviamo Les Frères, un negozio curioso che sembra avere due anime: da una parte regali e giocattoli per bambini, dall’altra tè e specialità gastronomiche.
Prendiamo dei poke da gustare ai tavolini sotto i portici: al salmone per me, Micky e Niccolò, al pollo per Michelangelo. Sono davvero ottimi. Io, insieme al caffè, mi concedo anche un buonissimo cioccolatino all’Armagnac.
Riprendiamo il nostro percorso e, dopo qualche chilometro, ritroviamo la bella ciclabile lungo la Mosella. Siamo sulla Voie Bleue, una spettacolare ciclovia francese lunga circa 700 chilometri, che si sviluppa da nord a sud seguendo corsi d’acqua e canali e collega il confine con il Lussemburgo e la Germania con Lione.
Incontriamo tanti cicloturisti di tutte le età, con le loro biciclette cariche di borse. Ognuno ha un’organizzazione dei bagagli diversa: la propria, costruita con l’esperienza e adattata alle necessità del viaggio.
D’ora in avanti pedaliamo tranquilli, immersi nella natura. Ogni tanto un ponte ci permette di attraversare la Mosella e cambiare sponda.
Il fiume è solcato da lunghissime chiatte mercantili, che sembrano quasi treni d’acqua. Scivolano lente sulla corrente, con la prua che apre appena l’acqua e dietro una lunga successione di stive e container.
Entriamo nella valle della Mosella, attraversando un’area naturale protetta caratterizzata da zone umide, boschi e paludi. Nei pressi di una di queste, un airone cenerino, disturbato dal nostro passaggio, si alza in volo con grandi battiti d’ala, mentre cigni e anatre continuano tranquillamente le loro attività, apparentemente incuranti di noi.
L’ultimo tratto prima di Nancy è un susseguirsi di piccoli paesi. A un certo punto incontriamo addirittura un distributore automatico di pizza. Per noi italiani è quasi un sacrilegio, ma non possiamo non approfittarne!
Scegliamo il tipo di pizza e decidiamo se la vogliamo surgelata o calda. Paghiamo e il gioco è fatto. In circa sei minuti, da una fessura esce un cartone con dentro la nostra pizza fumante.
La gustiamo seduti su una panchina affacciata sul fiume. Per essere una pizza presa da un distributore lungo la strada, non è nemmeno male. Alla fine, è pur sempre una pizza surgelata semplicemente riscaldata. È chiaro che non può essere paragonata alla pizza come la intendiamo noi!
Un ultimo sforzo e finalmente arriviamo a Nancy. L’hotel, un due stelle, è decisamente migliore del tre stelle di ieri. Dopo la pioggia e ottanta chilometri nelle gambe, ci meritiamo una bella doccia.
Una volta puliti, profumati e rilassati usciamo di nuovo. Non abbiamo molta voglia di andare in giro, così ci dirigiamo direttamente verso il supermercato più vicino, che però si trova a oltre un chilometro dall’hotel. Compriamo qualcosa per la cena e per la colazione del giorno dopo e torniamo in camera.
Cena, un po’ di riposo e poi a letto. Domani ci aspettano altri novanta chilometri.
