La sveglia a Namur suona poco prima delle 8. Oggi sarà una giornata calda e, anche se i chilometri non arrivano a 60, il dislivello è importante.
Solita abbondante colazione in camera e poi usciamo.
Guadagniamo subito la pista ciclabile che esce dalla città e, in alto alla nostra destra, vediamo la bellissima Cittadella, una delle più grandi fortificazioni d’Europa, costruita su uno sperone roccioso per dominare strategicamente la confluenza dei fiumi Sambre e Mosa.
Lasciamo passare un folto gruppo di bambini, dai cinque ai dieci anni, tutti con il gilet giallo, ordinatamente in fila sulle loro biciclette. Poco più avanti, in un sottopasso, un senzatetto dorme con il suo gatto bianco e grigio accanto. Una compagnia insolita, un ruolo che di solito siamo abituati ad associare ai cani.
Usciamo da Namur ed è subito campagna. Il percorso è tutt’altro che facile: le salite sono numerose, alcune brevi e cattive, altre più lunghe e regolari. Ma ogni volta che la strada sale ci regala qualcosa in cambio: panorami sempre più belli, colline verdi, boschi, piccoli paesi e strade che sembrano disegnate apposta per essere percorse in bicicletta.
Io sono felicissimo. Micky, invece, pedala a testa bassa, sopraffatta dalla fatica e quasi impossibilitata a godersi il paesaggio, ma non molla un centimetro.
Siamo sempre più nel cuore della Vallonia, nella regione della Famenne, alle porte delle Ardenne.
A metà giornata ci fermiamo in un paesino con un solo negozio, uno di quelli che vendono un po’ di tutto. Ci facciamo andare bene quello che troviamo: un po’ di Gouda, il formaggio olandese che qui si trova un po’ ovunque, pane scuro, acqua, bibite fresche, panini ripieni e le immancabili caramelle gommose che, nei momenti di stanchezza, regalano morale e un po’ di energia.
Siamo tutti concordi: probabilmente è la giornata paesaggisticamente più bella del viaggio.
Arriviamo a Marche-en-Famenne stanchissimi. Il centro storico, come quello delle piccole cittadine di questa zona, è raccolto e piacevole, con case in pietra, piccole piazze, stradine ed edifici storici.
Ci fermiamo nella piazza principale e ci sediamo in una gelateria. Micky, Niccolò e Michelangelo prendono un gelato, io una birra fresca.
Poi andiamo a prendere possesso della nostra camera. Alloggiamo in un piccolo hotel ricavato all’interno di un’antica casa signorile, ristrutturata con gusto. La camera è praticamente nuova e dispone anche di una cucina. Non potevamo chiedere niente di meglio.
Micky e Michelangelo vanno in perlustrazione nei dintorni alla ricerca di un luogo dove poter vedere l’eclissi di Sole. Qui in Belgio sarà parziale e la Luna arriverà a coprire circa l’89% del disco solare.
Tornano vittoriosi: hanno trovato il posto ideale. È in alto e, anche se alle 20:14, nel momento del massimo dell’eclissi, il Sole sarà ormai poco sopra l’orizzonte, da lì potremo vederlo benissimo. Soprattutto, non abbiamo nulla davanti a noi che possa ostacolare la visuale.
Spesa al supermercato per la cena e per l’aperitivo dell’eclissi, doccia e siamo pronti per uscire.
Arriviamo nel punto scelto da Micky e Michelangelo: una piccola cappella votiva, con un’immagine della Madonna, incassata sotto il livello della strada e raggiungibile attraverso una breve scalinata.
Ci sediamo sugli scalini con patatine e bibite, in attesa dell’eclissi. Sfortunatamente, non siamo riusciti a trovare i famosi occhialini certificati ISO 12312-2.
Guardiamo a turno, per pochi secondi alla volta, attraverso tre paia di normali occhiali da sole sovrapposti. Non è certo la soluzione ideale, ma qualcosa si riesce a vedere. E riusciamo persino a scattare qualche fotografia, tenendo le lenti davanti all’obiettivo.
Oltre a noi c’è un gruppo di donne, tutte munite degli appositi occhialini. Poco dopo arriva anche un signore, sempre con gli occhialini certificati.
Michelangelo prova a chiedergli dove li abbia comprati. Il signore ci risponde: «Ils sont tous épuisés», accompagnando le parole con ampi gesti delle mani. Capisciamo che sono introvabili.
Poi inizia.Piano piano, quel disco di Sole viene lentamente coperto dalla Luna.
Il signore che osserva l’eclissi insieme a noi, dopo poco, decide di andare via. Prima di allontanarsi, però, lascia i suoi occhialini a Michelangelo. Un piccolo gesto, semplice ma inaspettato, che ci fa davvero piacere.
Intanto la luce cambia. Non è semplicemente meno intensa: diventa diversa. Il caldo sole estivo sembra perdere il suo calore e la luce assume una tonalità quasi fredda, irreale. Il paesaggio intorno a noi è lo stesso di pochi minuti prima, ma sembra improvvisamente di guardarlo attraverso una vecchia fotografia, come in una cartolina d’epoca.
Il culmine dell’eclissi arriva alle 20:14. Rimaniamo ancora un po’ con il naso all’insù, commentando le nostre sensazioni e scattando qualche altra fotografia. Poi, lentamente, ce ne andiamo anche noi. Torniamo nella nostra stanza d’hotel soddisfatti, con ancora negli occhi quella luce strana e quel Sole quasi scomparso.
Prepariamo la cena: macinato di manzo al limone, una tortilla di patate e cipolle da riscaldare al microonde, insalata, formaggio, hummus e gelato.
Poi a letto. Domani ci aspetta la giornata più dura dal punto di vista altimetrico.
