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Irlanda, Scozia, Inghilterra, Viaggi

Pedalando verso nord

posted by Alessandro Falleni
Ago 10, 2025 212 0 0
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La sveglia suona alle 7:30. Una Dublino insolitamente soleggiata ci accoglie dalla finestra della nostra stanza al Boutique Hotel & Urban Hostel Generator. Nome ambizioso, stanze pulite, senza infamia e senza lode. Abbiamo dormito come sassi, in una camera con due letti a castello e bagno privato.

Micky ed io ci vestiamo in fretta e attraversiamo la strada per comprare colazione nel Tesco, un supermercato accanto. L’aria è frizzante, il tipo di freddo che risveglia davvero. La cosa interessante è la promozione Deal Meal che diverse catene di supermercati propongono. Consiste in un pacchetto a prezzo fisso (pochi euro) che include più elementi, ad esempio un piatto principale, una bevanda e magari un contorno, uno snack o un dolce. Ne approfittiamo subito per comporre una colazione abbondante e completa che consumiamo in hotel. Non ci resta che  prepararci e montare  in sella.

Facciamo un ultimo breve giro tra le vie del centro, dove compriamo la ormai tradizionale pallina di Natale, poi ci dirigiamo verso il Guinness Storehouse: sette piani dedicati alla storia della celebre birra irlandese, racchiusi in un edificio progettato come un gigantesco bicchiere da pinta cavo. La fila per entrare è già lunga. Non ci sentiamo abbastanza motivati da aspettare, ma ci fa sorridere un dettaglio storico: il fondatore Arthur Guinness firmò un contratto d’affitto della durata di 9.000 anni, al prezzo di sole 45 sterline l’anno. Visionario, o molto ottimista.

Lasciamo Dublino con calma, ripercorrendo la strada che conduce all’aeroporto. L’Irlanda è il quinto Paese in cui pedaliamo con la guida a sinistra, dopo Giappone, Nuova Zelanda, Thailandia e India. Ci abituiamo in fretta, anzi concordiamo tutti che attraversare la strada a piedi sia più complicato che pedalare.

A ora di pranzo entriamo a Sword — Sord in gaelico — una cittadina vivace dove tutti i cartelli sono bilingui: inglese e gaelico, lingua celtica antica e radicata nella cultura locale. Ci fermiamo in una caffetteria dal design tutto rosa, tavoli adornati con fiori freschi e un’atmosfera accogliente. Un sandwich gourmet ci ricarica, mentre fuori un signore, incuriosito, immortala le nostre biciclette in una sorta di servizio fotografico improvvisato.

Ripartiamo verso Balbriggan, Baile Brigín in galelico che significa “paese di Brigín”,  una dea celtica. la nostra meta di giornata. La campagna irlandese ci accoglie con il suo mosaico di campi maturi color oro  e prati di un verde vivido, dove le mucche brucano tranquille tra muretti e siepi.
Io combatto con un forte mal di testa cervicale, che neanche un Moment riesce a placare del tutto.

Arriviamo alla Bedford House Boutique Accommodation, una struttura insolita ospitata in una scuola di musica e canto. La stanza è piccola e spartana con sei posti letto in tre letti a castello, ma pulita; la cucina comune, invece, è grande e funzionale. Il contesto è davvero particolare: da una sala provengono voci femminili in prova canora (decisamente brave), da un’altra il brusio ed il viavai dei preparativi di truccatori e costumisti che vestono almeno venti persone con abiti teatrali, parrucche e accessori sgargianti.

Facciamo la spesa e cuciniamo una cena abbondante e variegata. Purè di patate e tonno per Michelangelo, cous cous con granulato di soia, verdure e feta per Micky, pollo con verdure e un piatto simbolo della cucina irlandese, la shepherd’s pie per me e Niccolò. La shepherd’s pie è un pasticcio di carne e verdure (tipo ragù) coperto da purè di patate, buonissimo e pesantissimo, da mangiare rigorosamente con tanto pane.

Mentre ceniamo, dalla finestra della cucina assistiamo ad una sfilata: modelle e modelli attraversano il cortile in abiti sontuosi, tra lustrini, copricapi, maschere e trucco teatrale pronti per un servizio fotografico. Un fuori programma che rende la serata particolare.

È tempo di dormire : domani ci aspetta una tappa lunga e impegnativa, con molti chilometri e altrettanto dislivello.

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