Ci svegliamo con una giornata soleggiata, nonostante le previsioni annunciassero un cielo nuvoloso con qualche possibilità di pioggia.
Facciamo una bella colazione in camera, poi usciamo, carichiamo le bici e riprendiamo il nostro viaggio. Siamo poco sopra i 20 gradi e, per la prima volta dall’inizio della vacanza, sentiamo finalmente un po’ di fresco. Una sensazione piacevole, quasi insolita dopo le giornate torride che abbiamo lasciato alle spalle.
In breve tempo usciamo dalla città e ci immettiamo sulla pista ciclabile che costeggia il Canal de la Marne au Rhin, che seguiremo per gran parte della giornata e che, in alcuni tratti, coincide con la solita EuroVelo 5.
Il Canal de la Marne au Rhin è un canale navigabile lungo circa 313 chilometri, realizzato nell’Ottocento per collegare il bacino della Senna a quello del Reno. Attraversa la Lorena e l’Alsazia, seguendo un percorso che ancora oggi rappresenta un importante collegamento tra le due regioni.
Il paesaggio è rilassante, quasi ipnotico: da una parte il canale, dall’altra il verde degli alberi. Oltre la vegetazione si aprono ampi campi coltivati, ormai ingialliti dal sole. Ci sono campi di grano già mietuti e altri di mais ancora da raccogliere.
Oggi lungo il percorso incontriamo pochissimi paesi, quindi dobbiamo approfittare di quelli che attraversiamo per procurarci qualcosa da mangiare.
È poco oltre mezzogiorno quando arriviamo in un piccolo paese. La piazza principale è praticamente deserta: una fontana senza acqua, il municipio e una piccola boulangerie. È il posto perfetto per una sosta.
Nonostante le dimensioni ridotte, la boulangerie è piuttosto fornita. Prendiamo panini con prosciutto e formaggio, hamburger e qualche dolcino. Ci sediamo sulle panchine di marmo davanti alla fontana e consumiamo il nostro pranzo, in compagnia, nostro malgrado, di alcune fastidiosissime vespe.
Riprendiamo il nostro percorso lungo il canale. Incrociamo numerosi cicloturisti e ogni volta è quasi un rituale: un sorriso, un cenno del capo, un saluto con la mano e si prosegue. È bello incontrare altri viaggiatori sulle due ruote.
Il paesaggio, però, dopo qualche ora comincia a diventare un po’ monotono: acqua, alberi, campi e ancora acqua, alberi e campi.
Ogni tanto incontriamo una chiusa, una sorta di ascensore per le barche che permette alle imbarcazioni di superare i dislivelli del canale, passando da un tratto più alto a uno più basso, o viceversa.
A un certo punto, davanti a noi, compare una grande struttura in cemento che sovrasta il canale. È dipinta con un paesaggio dai colori della natura e incuriosisce subito la nostra attenzione. Saliamo una breve salita e ci troviamo davanti a un gran numero di persone affacciate a una ringhiera, intente a guardare verso il basso.
Abbiamo raggiunto la Réchicourt-le-Château, la chiusa più profonda di Francia. Ci affacciamo anche noi e guardiamo l’acqua ben sedici metri più in basso. È impressionante pensare che le imbarcazioni debbano superare un dislivello così importante.
La chiusa rappresenta anche una sorta di spartiacque geografico e culturale lungo il Canal de la Marne au Rhin: da una parte la Lorena, dall’altra l’Alsazia, due regioni vicine ma con storie e identità differenti. La Lorena conserva un’impronta più francese, mentre l’Alsazia, che per secoli è stata legata al Sacro Romano Impero Germanico, mantiene ancora oggi una forte influenza germanica nella cultura, nell’architettura e nelle tradizioni.
Riprendiamo a pedalare in direzione di Sarrebourg. Dopo molti chilometri trascorsi praticamente sempre lungo il canale, finalmente entriamo in città. Prima di raggiungere l’hotel ci concediamo un gelato, un piccolo premio dopo tante ore sui pedali.
Il cielo nel frattempo si è fatto sempre più nuvoloso e sembra davvero promettere pioggia. Fortunatamente, a poche centinaia di metri dall’hotel, troviamo un supermercato. Ne approfittiamo per fare un po’ di spesa e procurarci tutto il necessario per la cena.
Domani ci aspetta Strasburgo, la capitale dell’Alsazia.
