La sveglia suona alle 4:45. Fuori è ancora buio e, dalla finestra della cucina, si intravede una strada deserta. Io e Micky iniziamo a preparare la colazione prima di svegliare Niccolò e Michelangelo: latte, yogurt, pane tostato con burro di arachidi e miele. Ci muoviamo in fretta e in silenzio, per non disturbare.
Alle 5:45 siamo già in strada, biciclette caricate, e il sole sta per sorgere mentre ci dirigiamo verso il porto, da dove prenderemo il traghetto per Cairnryan, in Scozia. L’imbarco è rapido e ci sistemiamo per le due ore e mezza di traversata, cercando posizioni comode per dormire un po’. La TV, sintonizzata su BBC News, insiste su due notizie: le temperature record in Europa, con incendi diffusi, e l’emergenza migranti in Inghilterra. Quest’anno, oltre 50.000 persone sono arrivate sulle bianche scogliere di Dover, partendo con la connivenza – dicono – delle autorità francesi. Il servizio parla di emergenza criminale e annuncia che verranno trattati come terroristi. Argomenti che, anche da noi, riempiono i notiziari.
All’arrivo in Scozia, un bel sole ci accoglie. Sbarchiamo e prendiamo subito la A77 verso nord. Il paesaggio è completamente diverso: il blu del mare calmo, punteggiato di isolotti e piccole barche da pesca; scogliere e distese sabbiose piene di uccelli marini; colline verdi con mucche e pecore; il giallo dei campi coltivati con covoni disposti in perfetto ordine.
A un certo punto, Michelangelo mi chiede quale sia l’animale migliore del mondo. Ci penso, ma non trovo una risposta convincente. Lui allora espone la sua logica: il pesce nuota ma non cammina e non vola; il cane cammina e nuota ma non vola; l’uccello vola e cammina ma non nuota. Quindi, l’animale migliore è la papera, che sa fare tutte e tre le cose. Impeccabile.
Entriamo nella contea di Ayrshire, famosa per la costa, le spiagge sabbiose e i paesaggi rurali. Pedaliamo tra dolci saliscendi, avvolti da una brezza leggera che profuma di salsedine. Niccolò fa alzare in volo il drone. Lungo la strada, costeggiamo un recinto di mucche tra noi e il mare: al nostro passaggio, ci accompagnano correndo al fianco per quasi un chilometro. Michelangelo nota i muschi e i licheni sulle scogliere, spiegando – come ha letto sul suo libro di geografia – che crescono solo in ambienti incontaminati.
Raggiungiamo Girvan, un piccolo borgo portuale dove dormiremo. L’hotel, caro e poco accogliente, ci offre due camere su piani diversi: una con quattro letti, l’altra con due e bagno in comune. La colazione “inclusa” consiste in due scatoline di cereali, due merendine e mezzo litro di latte in frigo. Avevamo chiesto una quadrupla, ma ci era stato detto che non era possibile. Protestiamo per la situazione e per il bagno che, da descrizione, doveva essere interno, ma la proprietaria – una signora anziana dall’aria trasandata e i capelli stopposi tra il biondo e il grigio – resta irremovibile. Contattando Booking, otteniamo ragione e un buono sconto del 20% sulla prossima prenotazione. Ci sentiamo un po’ come Mimmo in Bianco, rosso e Verdone, ma più di così non si poteva fare.
Sono già le 18:30. Doccia veloce e usciamo. Lungo la strada avevamo notato un negozio di fish and chips da asporto con una lunga fila davanti: dev’essere buono. Percorriamo a piedi i 500 metri fino a Graziano’s, ci mettiamo in coda e usciamo con quattro enormi porzioni fumanti, avvolte nella carta di giornale. Poco distante c’è un grande prato sul mare con panchine e tavolini: ci sediamo e gustiamo il nostro fritto croccante in compagnia di un gabbiano che battezziamo Graziano. In cambio di qualche patatina e pezzetto di pesce, tiene lontani gli altri gabbiani. Un accordo onesto.
Un salto al supermercato per un dolcetto e un po’ di frutta, poi a letto. Domani ci aspetta una giornata tranquilla: pochi chilometri, semplici e rilassanti, da godere nella bellezza dell’Ayrshire.
