Siamo arrivati all’ultima tappa del nostro viaggio. È il momento di chiudere il cerchio della Via Francigena.
Abbiamo percorso il tratto dalle Alpi a Roma in diversi viaggi, organizzati in brevi tappe della durata di qualche weekend lungo. Nell’estate del 2020, quella segnata dal COVID, abbiamo invece completato la Francigena del Sud, partendo da Roma e arrivando a Santa Maria di Leuca, ripercorrendo gli antichi itinerari utilizzati dai pellegrini medievali per raggiungere i porti da cui imbarcarsi verso la Terra Santa.
Oggi completiamo invece il tratto da Canterbury alle Alpi, lungo un itinerario di pellegrinaggio nato nell’Alto Medioevo, quando pellegrini, mercanti e viaggiatori attraversavano l’Europa per raggiungere la tomba di San Pietro.
Il documento più famoso legato alla Via Francigena è il diario di viaggio di Sigerico, arcivescovo di Canterbury, che nel 990 d.C. percorse a piedi il cammino di ritorno da Roma, dopo aver ricevuto dal Papa il pallio, annotando le tappe del suo viaggio.
Ci svegliamo mentre fuori sta piovigginando. Diamo uno sguardo alle previsioni per decidere cosa fare. Pedalare sotto la pioggia non è mai stato un problema per noi, ma esporci a condizioni meteorologiche estreme non avrebbe senso.
La perturbazione sta risalendo da Basilea verso Mulhouse e Colmar, portando piogge di eccezionale intensità e forti raffiche di vento.
Facciamo una piccola riunione di famiglia e decidiamo di raggiungere la città svizzera in treno.
Non è la soluzione che ci piace di più, ma è quella più responsabile.
Scendiamo per la colazione, sicuramente dimenticabile, poi prepariamo le biciclette e usciamo per fare un ultimo giro a Colmar.
Ci dirigiamo verso il centro storico che, nonostante la brutta giornata, è affollato di turisti.
Prima tappa: la cattedrale. Anzi, per essere precisi, la Collégiale Saint-Martin.
Io e Niccolò entriamo alla ricerca di qualcuno che possa timbrarci le credenziali. Dopo un giro tra le grandi arcate gotiche e le vetrate che danno luce alla chiesa, notiamo una signora con un cartellino appuntato sul petto. Le chiediamo informazioni e lei ci indirizza verso una porta di legno proprio di fronte alla chiesa.
Suoniamo e ci apre un ragazzo gentile, sulla ventina. Appena vede i nostri passaporti del pellegrino capisce subito di cosa abbiamo bisogno, ci conduce in una stanza e appone il sigillo della Collégiale Saint-Martin sulle nostre credenziali.
Fuori, intanto, la pioggia si fa piuttosto intensa. Entriamo in un café. Il pavimento, il bancone e i tavoli in legno scuro gli donano un’atmosfera particolare, calda e accogliente, che ci mette subito a nostro agio in questa giornata uggiosa.
Ordiniamo un latte macchiato, un caffè americano e due cioccolate calde, che ci gustiamo con calma, lasciando passare un po’ di tempo nella speranza che la pioggia diminuisca.
Poi ripartiamo, dirigendoci pian piano verso la stazione. Un’ultima occhiata al meteo, che non promette niente di buono, e acquistiamo quattro biglietti per Basilea.
Saliamo sul treno con le nostre biciclette. Dal finestrino scorrono veloci i paesaggi che abbiamo imparato a conoscere durante questi giorni: campi coltivati, piccoli paesi, vigneti. Gli stessi luoghi che abbiamo attraversato lentamente, pedalata dopo pedalata, ora scorrono davanti ai nostri occhi in pochi istanti.
L’arrivo alla stazione di Basilea ha qualcosa di particolare. Dopo tanti giorni trascorsi in bicicletta, vedere la città dal finestrino del treno ci dà la sensazione di qualcosa di incompiuto. Eppure sappiamo di aver fatto la scelta giusta.
Siamo di nuovo a Basilea. Anche qui, come a Colmar, ci eravamo già passati nel 2015, durante il viaggio intorno al lago di Costanza e lungo la valle del Reno. Sono passati undici anni, ma appena ci avviciniamo al fiume riaffiorano i ricordi di quella pedalata lontana nel tempo.
Allora eravamo arrivati in bicicletta, seguendo il corso del Reno. Ricordiamo il caldo, le rive affollate e i tanti ragazzi che si tuffavano nel fiume.
Ci aveva colpito soprattutto quella strana abitudine di entrare in acqua con una caratteristica borsa impermeabile a forma di pesce, nella quale riporre i vestiti mentre la corrente trasporta i bagnanti lungo il fiume. Ne comprammo una.
Oggi, invece, il tempo è brutto e l’aria è piuttosto fresca. Non ci sono ragazzi che fanno il bagno e, a dire la verità, anche noi rinunciamo subito a quella che, durante tutto il viaggio, era più di un’idea.
Il tempo sta nuovamente peggiorando e lo fa rapidamente. Ci dirigiamo verso il nostro hotel, che si trova a poco più di tre chilometri dal centro storico, oltre il confine con la Germania. Basta attraversare la frontiera e i prezzi sono già nettamente inferiori rispetto alla Svizzera.
Dalla finestra della nostra camera, al quinto piano, assistiamo a uno spettacolo che sembra quasi voler chiudere in bellezza la giornata: un meraviglioso arcobaleno attraversa il cielo sopra la città.
Facciamo una doccia e usciamo. Di fronte all’hotel c’è un centro commerciale. Ne approfittiamo per comprare qualcosa per la cena e qualche regalo da portare a casa.
Il nostro viaggio termina qui.
Domattina faremo un ultimo, breve giro della città. Cercheremo di far timbrare le credenziali e compreremo una nuova borsa impermeabile a forma di pesce, come quella che avevamo acquistato undici anni fa.
Poi in stazione. Alle 15, ci aspetta il treno che ci riporterà in Italia.

Comments
1 commentofrancescabianca
Ago 25, 2026Evviva! Bravissimi! Un altro viaggio portato a termine! E una curiosità: mi sa che vi siete fermati nello stesso albergo in cui ci siamo fermati io e Bram scendendo verso l’Italia in macchina a Maggio! Era vicino a Basileo ma dal lato tedesco e nello stesso edificio di un centro commerciale!
Alessandro Falleni
Ago 25, 2026A me questo viaggio è piaciuto tanto. Ora c’è da pensare al prossimo 🙂
A Basilea abbiamo dormito nel B&B Hotel. È una catena con prezzi onesti e uno standard buono.
Una saluto a te e a Bram.