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Da Canterbury alle Alpi, Viaggi

Il caldo delle Ardenne

posted by Alessandro Falleni
Ago 16, 2026 114 0 0
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La sveglia nella bella casa con il biliardo suona alle 8. Ci siamo concessi qualche minuto in più di sonno perché, a causa del caldo, ci siamo addormentati tardi. La casa, infatti, non è provvista di aria condizionata e nelle camere al piano superiore era praticamente impossibile dormire. Alla fine abbiamo sistemato tutti nella grande camera matrimoniale al primo piano: io e Niccolò sul letto, Micky e Michelangelo su alcuni piumoni stesi sul parquet.

Facciamo qualche tiro a biliardo mentre aspettiamo che tutti siano pronti. La colazione sarà servita nel corpo principale dell’hotel Giorgi, dall’altra parte della strada.

Il ragazzo che si occupa della reception, serve ai tavoli e contemporaneamente rifornisce il buffet è gentilissimo, anche se evidentemente molto indaffarato. Facciamo una buona colazione, senza particolari eccellenze, poi carichiamo le bici e partiamo.

I chilometri da percorrere sono una cinquantina e il dislivello è inferiore ai 500 metri. Sulla carta, quindi, una tappa piuttosto semplice, se non fosse per il caldo atroce. Alle 10 il termometro segna già 34 gradi.

Seguiamo l’EuroVelo 5, che in gran parte utilizza il RAVeL, la rete ciclabile realizzata anche sul tracciato delle vecchie linee ferroviarie 163 e 618. Dopo i primi tratti leggermente ondulati, la strada diventa molto tranquilla e attraversa le valli della Strange e della Sûre, in un paesaggio tipicamente ardennese, fatto di boschi, prati e piccoli villaggi.

E poi c’è il profumo del bosco. Un odore fresco e intenso che, per qualche momento, riesce quasi a farci dimenticare il caldo.

Arriviamo a Martelange, cittadina di confine dove il Belgio e il Granducato di Lussemburgo si incontrano quasi senza soluzione di continuità. Basta attraversare la strada per passare da un Paese all’altro.

Sul lato belga troviamo una bella boulangerie-pâtisserie artigianale, Stouvenaker. Queste boulangerie-pâtisserie sono vere e proprie boutique: i dolci sono piccole opere d’arte, disposti con cura come in una mostra. È praticamente impossibile fermarsi davanti a quei banconi senza comprare qualcosa.

Io e Micky scegliamo delle paste all’uva, Michelangelo una pasta alla crema, mentre Niccolò fa la doppietta: una pasta all’uva e una tartelletta ai lamponi. È tutto buonissimo, una vera gratificazione dopo i chilometri pedalati.

Peccato che il personale del locale non ci faccia sentire proprio a nostro agio. Diciamo che l’accoglienza avrebbe potuto essere decisamente più calorosa.

Ripartiamo comunque soddisfatti: davanti a noi ci aspetta una lunghissima salita.
Da Martelange imbocchiamo la N4, una strada ad alta percorrenza dove i camion sfrecciano accanto a noi. È una strada che, a tratti, abbiamo già percorso più volte negli ultimi giorni e che non amiamo particolarmente affrontare in bicicletta.

Il caldo, poi, è soffocante. O, come dice Michelangelo, arrivano le “folate di deserto”: ondate di aria rovente che rendono la pedalata ancora più faticosa.

Dopo una decina di chilometri, finalmente possiamo lasciare la N4 e riprendere le strade secondarie. Attraversiamo diversi piccoli paesi, uno dopo l’altro, ma sembrano paesi fantasma. A parte un signore che dipinge un muretto sotto il sole, non una persona in giro né un solo negozio dove comprare una bibita fresca o, meglio ancora, un gelato.

Finalmente arriviamo ad Arlon. L’asfalto sembra quasi ribollire sotto il sole e la città è praticamente deserta.

Il nostro alloggio è un piccolo bilocale in un residence. Appena arrivati ne prendiamo subito possesso: la prima necessità è una doccia fresca.
Purtroppo, appena entriamo, ci accoglie un odore terribile, che sembra provenire tanto dagli scarichi della cucina quanto da quelli del bagno. Anche la pulizia generale lascia decisamente a desiderare.
Abbiamo dormito in posti decisamente peggiori, ma questo, considerando il rapporto qualità-prezzo, è davvero pessimo.

Ci sistemiamo e poi usciamo. La città è deserta e quasi tutto è chiuso, ma abbiamo almeno una piccola fortuna: a pochi metri dal residence ci sono due supermercati.

Entriamo per rinfrescarci un po’ grazie all’aria condizionata e per comprare qualcosa da mangiare per la cena.
Usciamo dopo le 18 e fuori ci sono ancora 34 gradi, con un’umidità da far paura.

Torniamo nel nostro piccolo appartamento. Il caldo è soffocante. Teniamo porte e finestre aperte per cercare di creare un minimo di corrente d’aria. Poi prepariamo la cena, tutta a base di cibi freddi: non è proprio il caso di mettersi ai fornelli.

Il pensiero più grande però è un altro: come faremo a dormire con questo caldo?
Scendiamo in reception per chiedere se riescono a procurarci un paio di ventilatori. Nel frattempo ci accorgiamo che praticamente tutti gli ospiti sono nella nostra stessa situazione.

Il ragazzo dietro al bancone, gentilissimo, cerca di gestire la situazione come può. Offre a tutti del gelato e poi si prodiga per trovare dei ventilatori. Alla fine riesce a portarci un ventilatore anche per la nostra stanza.

Chiudiamo la porta, proviamo a spegnere le luci e ci prepariamo alla notte.
Domani ci aspettano pochi chilometri: ne approfitteremo per visitare Lussemburgo.

In fila
In fila
Mucche al fresco
Mucche al fresco
Pausa di campagna
Pausa di campagna
riposo
riposo
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