La sveglia suona alle 7:30. Facciamo colazione con calma e siamo pronti a uscire.
Per questo viaggio c’è stato un cambio di biciclette. Michelangelo è cresciuto e la vecchia bici è piccola. Il telaio della bici che ha scelto non è al momento disponibile nella sua misura, così usa la mia, mentre io viaggio con quella più leggera, allestita per il bikepacking. Per questa volta possiamo fare così, nella speranza che per Natale Michelangelo possa finalmente avere la sua bicicletta.
Usciamo da Gent e imbocchiamo una lunga strada statale. Viaggiamo su una ciclabile, quindi in sicurezza, ma il percorso non è certo memorabile. Dopo una ventina di chilometri protesto animatamente: anziché pedalare nella campagna fiamminga, stiamo seguendo una strada statale. La differenza è quella tra spostarsi e fare cicloturismo.
Va bene fare qualche chilometro in più , ma il percorso è infinitamente più bello. La mia protesta viene accolta con pazienza dal resto della famiglia e, appena possibile, deviamo dalla statale per inoltrarci finalmente nella campagna fiamminga.
Niente camion, poche auto, campi a perdita d’occhio, qualche tratto nel bosco e il canto degli uccellini. Ecco, questo è il viaggiare in bici.
A un certo punto Michelangelo rompe l’attacco di una borsa e, come se non bastasse, ha anche qualche problema a un freno. Facciamo una sosta veloce per una doppia riparazione e poi ripartiamo.
Nel frattempo arriva un messaggio sul blog. È Francesca, un’amica virtuale di Bruxelles, che ci invita a cena. Abbiamo un programma piuttosto fitto e dobbiamo anche andare a letto presto, il che rende complicata la cena, ma ci fa piacere incontrarla, anche per un caffè o un saluto.
L’ingresso a Bruxelles è caratterizzato da una serie di ripidi saliscendi. Il traffico è intenso, ma ordinato e, soprattutto, rispettoso dei ciclisti.
Il nostro hotel si trova in pieno centro, a pochi passi dalla Rue Neuve, la grande via pedonale dello shopping. Lasciamo bagagli e biciclette, ci facciamo una doccia veloce e usciamo subito in direzione della Grand-Place, la piazza centrale di Bruxelles.
Arrivati nella grande piazza incontriamo Francesca e suo marito Bram. Francesca ci fa da perfetto Cicerone descrivendoci storia e architettura della piazza. Giusto recentemente lei e Bram hanno visto uno spettacolo sull’architettura della Grand-Place.
Ci racconta che la piazza fu distrutta nel 1695 dai francesi, durante il bombardamento ordinato da Luigi XIV, il Re Sole. Poi ci parla delle Case delle Corporazioni, che circondano l’intera piazza e rappresentano le antiche corporazioni delle arti e dei mestieri: i barcaioli, i panettieri, i birrai e molti altri.
Ogni edificio ha una facciata riccamente decorata con simboli, statue e dorature che richiamano l’attività della corporazione a cui apparteneva.
Poi c’è l’Hôtel de Ville, il municipio, l’edificio più imponente della piazza, risalente al XV secolo. È qui che lo scorso anno Francesca e Bram si sono sposati. La sua facciata gotica è ricchissima di sculture e sulla torre, altissima, svetta la statua dorata di San Michele, patrono di Bruxelles.
Per noi è ormai quasi ora di cena. Vorremmo mangiare qualcosa di tipico e pensiamo alle moules-frites, le famose cozze servite con le immancabili patatine fritte.
Bram ci consiglia di andare al Fin de Siècle: non offre moules-frites, ma è da provare. È una brasserie caratteristica e molto informale, famosa per la cucina belga tradizionale e per le porzioni generose.
Seguiamo il suo consiglio. Salutiamo Francesca e Bram, li ringraziamo e andiamo al Fin de Siècle.
Fuori dal locale c’è una fila di persone che, a prima vista, sarebbe sufficiente a farci cambiare idea. Ma eravamo preparati: ci avevano detto che, non si sa per quale motivo, la fila scorre molto velocemente.
Ed è proprio così!
Nel giro di dieci minuti siamo seduti al tavolo e anche il servizio si dimostra altrettanto veloce e gentile.
Micky e Niccolò ordinano uno Jambonneau à la moutarde, lo stinco di maiale alla senape, accompagnato da una patata al cartoccio.
Michelangelo e io scegliamo invece la Carbonnade à la bière, uno spezzatino di manzo stufato nella birra, accompagnato da purè di patate. Io, naturalmente, non mi faccio mancare un’ottima birra bianca.
Il cibo è davvero ottimo e, soprattutto, abbondante. Ci alziamo da tavola sazi e felici.
Siamo però decisamente stanchi. Domani ci aspetta una tappa impegnativa.
Sulla strada per l’hotel ci fermiamo in un supermarket per comprare qualcosa per la colazione del giorno dopo.
Poi, finalmente, a letto.

Comments
1 commentofrancescabianca
Ago 12, 2026È stato un piacere conoscervi, e se in futuro vi capita di ripassare da Bruxelles l’invito a cena resta valido! Buon proseguimento e massima stima!
Alessandro Falleni
Ago 14, 2026Il piacere è stato nostro. Grazie mille e… alla prossima.