Dopo una bella ed abbondante colazione ci prepariamo. In questo giorni ho scoperto di andare matto per il pain au chocolat, una classica viennoiserie francese: un piccolo rettangolo di pasta sfoglia lievitata e burrosa, simile a quella del croissant, ripiegata attorno a una o due barrette di cioccolato fondente. Fortunatamente i chilometri macinati quotidianamente mi consentono di concedermi questo sfizio.
Prendiamo le biciclette e usciamo da Lussemburgo pedalando sulla rete di piste ciclabili ben segnalate e ben manutenute. È domenica le strade sono deserte ed è tutto chiuso. Anche oggi è decisamente caldo. Alle 10 il termometro di una farmacia indica 34 gradi, me nel corso della giornata vedremo anche i 38. Da domani dovrebbe rinfrescare.
Scendiamo verso sud seguendo sempre il tracciato dell’EuroVelo 5, la Via Romea Francigena che Canterbury ci ha portato a Bruxelles per poi proseguire verso sud attraverso il Lussemburgo e poi in Francia. Il percorso segue in questa zona la rete ciclabile nazionale, alternando piste dedicate a brevi tratti su strade tranquille.
Una volta lasciato alle spalle l’altopiano sul quale sorge la capitale il territorio si fa più dolce e aperto, con piccoli centri abitati, campi e boschi.
Entriamo nella Francia nord-orientale, nella regione che nei libri si storia abbiamo conosciuto come Lorena.
Non c’è praticamente nulla che segnali il passaggio da uno Stato all’altro: nessun controllo, nessuna barriera, nessun cartello.
Una lunghissima discesa ci fa correre veloci e macinare chilometri.
Siamo nei pressi di Thionville; un cartello ci indica le fortificazioni della linea Maginot. Dopo le Ardenne, ritroviamo un altro luogo simbolo della seconda guerra mondiale.
La linea Maginot costituiva un sistema di fortificazioni costruito dalla Francia tra le due guerre mondiali, soprattutto per proteggersi da una nuova possibile invasione tedesca. Prende il nome da André Maginot, ministro della Guerra francese.
Sostanzialmente si estendeva dal confine con il Lussemburgo, proseguiva attraverso la Lorena e lungo il confine franco-tedesco in Alsazia, fino alla zona di Belfort, vicino al confine svizzero.
Nel maggio 1940, durante l’invasione della Francia, i tedeschi non tentarono di sfondare frontalmente il settore principale della linea. Passarono invece attraverso Belgio e Lussemburgo, attraversando poi le Ardenne, considerate dai francesi difficili da percorrere per una grande offensiva corazzata. La linea Maginot è stata semplicemente aggirata.
Ci avviciniamo ora alla valle della Mosella, che sarà il nostro riferimento del percorso verso sud. Percorriamo la bella ciclabile lungo la Mosella, ora sulla riva destra, ora su quella sinistra. Il fiume scorre lento accanto a noi, tranquillo e quasi immobile. Ogni tanto incontriamo una famigliola di cigni che nuota serenamente sull’acqua, completamente incurante del nostro passaggio.
Ci fermiamo poche volte, soprattutto per cercare un po’ d’ombra. Il caldo continua a farsi sentire e lungo il percorso incontriamo soltanto piccoli, minuscoli paesi. Di locali dove fermarsi a prendere qualcosa di fresco ce ne sono pochissimi e quelli che troviamo sono chiusi.
Mancano poco più di quindici chilometri a Metz, dove passeremo la notte, quando arriva l’imprevisto. L’ennesima foratura. È la
Quinta del viaggio. Niccolò buca la ruota anteriore e, in un attimo, la ruota è completamente a terra.
Il problema è che non abbiamo più camere d’aria di scorta. L’ultima l’abbiamo utilizzata l’altro ieri e, tra il sabato di Ferragosto e la domenica, non siamo riusciti a comprarne altre. Siamo quindi senza soluzione.
O meglio, una soluzione la troviamo: Uber.
Niccolò carica la bicicletta e si fa portare direttamente in hotel. Noi tre proseguiamo pedalando verso Metz, ormai vicina.
Una volta arrivati in città, prima di andare in hotel facciamo una deviazione verso la meravigliosa cattedrale. Dobbiamo mettere il timbro sulle credenziali per non rischiare poi di trovarla chiusa.
La cattedrale di Saint-Étienne è uno dei più importanti monumenti gotici d’Europa ed è famosa soprattutto per le sue enormi vetrate, che le hanno fatto guadagnare il soprannome di “Lanterna del Buon Dio”. Entriamo io e Michelangelo. L’interno ci lascia senza fiato: la luce che filtra dalle vetrate colora le navate e dona all’ambiente ancora più spiritualità.
Una signora molto gentile ci timbra le credenziali. A quel punto Michelangelo va a dare un’occhiata alle biciclette per permettere a Micky di entrare. Facciamo un giro veloce e poi ci dirigiamo verso l’hotel.
La cattedrale chiude alle 19, quindi abbiamo ancora tutto il tempo per tornarci con Niccolò, una volta sistemati.
Arriviamo finalmente in hotel. E qui la sorpresa non è delle migliori. Veramente truce. Sulla carta è un tre stelle, ma la struttura è fatiscente e l’accoglienza è pessima. Per lasciare le bici in una stanza buia, angusta e piena di ragnatele ci chiedono dieci euro. Un hotel bike friendly, non c’è che dire.
La stanza non migliora la situazione: è piccola, puzza e, soprattutto, si soffoca dal caldo. Dopo una giornata intera pedalando sotto il sole, l’ultima cosa di cui avremmo bisogno è proprio un’altra sauna.
Protestiamo con la persona al desk, chiedendo almeno un ventilatore e, soprattutto, pretendendo il telecomando dell’aria condizionata, che viene tenuta spenta nonostante il caldo soffocante. Dopo le nostre rimostranze, usciamo e torniamo tutti insieme a visitare la splendida cattedrale di Lussemburgo. Ci sono rimasti appena dieci minuti prima della chiusura, ma sono sufficienti per entrare, guardarci intorno e vivere ancora una volta l’atmosfera raccolta di questo luogo.
Accendiamo una candela, recitiamo una preghiera e poi usciamo. Ci colpisce anche il modo in cui i luoghi sacri si sono adattati alla tecnologia. Oggi non sono molte le persone che hanno qualche moneta in tasca e, così, anche le offerte si sono digitalizzate. Nella cattedrale di Lussemburgo, per fare un’offerta e prendere una candela, occorre scansionare un QR code e utilizzare un sito web dedicato alle donazioni. Qui, invece, troviamo un sistema ancora più immediato: un POS con tastiera, sul quale si può semplicemente indicare l’importo dell’offerta e procedere al pagamento elettronico. Anche la fede, a quanto pare, deve fare i conti con il mondo senza contanti.
È ora di cena. Entriamo da GOMU, una catena di fast food fusion specializzata nei “BAO-GERS”: burger reinventati sostituendo il classico panino con il pane bao asiatico, morbido e soffice. Il personale è gentile e l’ambiente è piacevole e originale, con un’ambientazione che richiama l’universo manga, tra disegni, colori e decorazioni. Anche il cibo, tutto sommato, è piuttosto buono e ci permette di concludere la giornata con qualcosa di diverso dal solito.
È ora di tornare in hotel. Io e Niccolò passiamo prima da un supermercato per comprare qualcosa per la colazione del mattino, mentre Micky e Michelangelo vanno direttamente in albergo. Micky non si sente molto bene: ha le gambe tutte irritate e si sente debole, forse anche per colpa del caldo tremendo di questi giorni.
Ci ritroviamo in hotel e, purtroppo, la stanza non si è ancora rinfrescata. È ancora un forno. Decidiamo allora di uscire di nuovo per andare a bere qualcosa di fresco. Nel frattempo cominciamo a cercare un’alternativa: se al nostro ritorno la stanza sarà ancora invivibile, cambieremo hotel, anche se trovare una sistemazione nelle vicinanze non sarà semplice. Abbiamo infatti un ulteriore problema: la ruota di Niccolò è a terra e domattina dovremo occuparcene.
Fortunatamente, quando torniamo, la situazione è finalmente migliorata. La stanza è fresca e possiamo tirare un sospiro di sollievo. Non abbiamo più voglia di cercare un altro hotel.
Andiamo a letto. Domattina, però, avremo subito una cosa da fare: riparare la ruota di Niccolò.
