Ci svegliamo nel centro di Bruxelles, in un hotel senza infamia e senza lode. Colazione in camera, come ormai spesso ci capita durante questi viaggi: pane con burro di arachidi, yogurt greco, latte e cereali. Ora possiamo partire.
La prima destinazione è la cattedrale di Bruxelles, a poca distanza dalla Grand-Place. Abbiamo una missione precisa: dobbiamo timbrare le credenziali.
Dopo una bella salita sul pavé arriviamo davanti alla cattedrale, dedicata a San Michele, patrono di Bruxelles, e a Santa Gudula, patrona della città. È la principale chiesa cattolica di Bruxelles e uno dei più importanti esempi di architettura gotica del Belgio. La costruzione iniziò intorno al 1226, sul luogo dove sorgeva una precedente chiesa romanica.
Niccolò ed io entriamo alla ricerca del timbro, ma non è così semplice. Giriamo la chiesa in lungo e in largo cercando un religioso o qualcuno a cui chiedere informazioni. Nel frattempo ci godiamo l’interno, con le splendide vetrate che colorano la luce e un organista davvero bravo. Talmente bravo che, prima di vederlo suonare, ero convinto che fosse una registrazione.
Micky ha un’idea: cercare dei fogli con il simbolo della chiesa, da poter poi attaccare alle credenziali. Michelangelo e Niccolò tornano dentro e, dopo una decina di minuti, eccoli uscire con le credenziali finalmente timbrate. Hanno incontrato un prete gentile che li ha accompagnati in sacrestia, dove ha apposto il timbro nelle credenziali. Missione compiuta.
Riprendiamo le biciclette e continuiamo a salire sul pavé acciottolato. Un cartello ci segnala che siamo sulla EuroVelo 5, la ciclovia che segue il percorso della Via Romea Francigena, quella che stiamo seguendo anche noi. Un itinerario che attraversa l’Europa da Londra fino al sud dell’Italia, arrivando a Brindisi dopo circa 2.900 chilometri. Siamo sulla strada giusta 😀.
Entriamo ora nel Quartiere Europeo di Bruxelles e la città cambia completamente volto. Lasciamo il pavé, le strade più turistiche e i palazzi storici e ci troviamo circondati da grandi edifici moderni, uffici, vetrate e bandiere.
Pedaliamo accanto ai palazzi che ospitano le istituzioni europee e passiamo davanti al Berlaymont, l’inconfondibile edificio dalla forma di grande croce curva che ospita la Commissione Europea. Scattiamo qualche foto e proseguiamo .
Ora Bruxelles comincia lentamente a scomparire alle nostre spalle. Il traffico diminuisce, i palazzi lasciano spazio a quartieri più tranquilli, piste ciclabili e strade immerse nel verde. Quasi senza accorgercene, usciamo dall’area metropolitana e ci troviamo in Vallonia, una delle tre regioni del Belgio.
Le case diventano più rade, compaiono grandi campi coltivati e piccoli paesi. Ma soprattutto iniziano le colline del Brabante Vallone, la provincia della Vallonia che stiamo attraversando. E quelle colline si fanno sentire sulle gambe. Si sale o si scende. I tratti pianeggianti sono davvero pochi.
Per pranzo ci fermiamo in un supermercato. Mangiamo seduti nel parcheggio, sotto gli occhi incuriositi e divertiti dei clienti: quando si viaggia in bicicletta ci si adatta.
Il caldo, intanto, comincia a farsi sentire. Nelle borracce aggiungiamo gli elettroliti per reintegrare i sali persi durante la pedalata e assumiamo magnesio e potassio. Abbiamo ancora parecchi chilometri davanti.
Finalmente arriviamo a Namur, capitale della Vallonia. Il nostro hotel è proprio di fronte alla stazione. La zona non sembra particolarmente tranquilla, ma ormai abbiamo imparato che le aree intorno alle stazioni raramente vincono premi per la bellezza o la tranquillità.
La reception e le camere sono dal primo piano in su. Al piano terra, invece, troviamo una stanza vuota e aperta dove possiamo portare le biciclette e legarle. È inoltre sorvegliata dalle telecamere. Per noi è sufficiente. Le biciclette sono al sicuro e possiamo finalmente rilassarci.
Doccia, un po’ di riposo e poi usciamo per cena. Ci dirigiamo verso il centro storico di Namur, che ci accoglie con stradine, piazze, edifici storici e locali pieni di gente. La nostra destinazione è Domino’s Pizza.
In questo viaggio non abbiamo ancora celebrato il nostro tradizionale rito della pizza di Domino’s. È arrivato il momento. Una margherita XL, una pepperoni XL, una pepperoni L e un pane all’aglio. Quattro Coca-Cola Zero completano il banchetto.
Ceniamo ai tavolini all’aperto, affacciati sulla Place d’Armes, la piazza principale di Namur, dominata dal campanile del Beffroi. A quest’ora è praticamente deserta.
Abbiamo praticamente finito di mangiare quando arriva una notifica sul mio telefono: “Il tuo AirTag si sta muovendo.” L’AirTag è un piccolo dispositivo di Apple che permette di localizzare un oggetto attraverso la rete dei dispositivi Apple presenti nelle vicinanze. Noi lo utilizziamo in viaggio: può essere utile per sapere sempre dov’è la bici anche quando la lasciamo incustodita, ma anche per verificare che le biciclette siano state correttamente imbarcate durante i nostri viaggi in aereo. Ma questa volta l’AirTag ci sta dicendo che una delle biciclette si sta muovendo.
Ci alziamo immediatamente e ci mettiamo a correre verso l’hotel. La posizione dell’AirTag sembra infatti indicare che si stia spostando fuori dall’albergo.
In una decina di minuti siamo nei pressi dell’hotel. Le biciclette sono esattamente dove le avevamo lasciate. Tutto a posto.
È la prima volta che ci capita di ricevere una segnalazione di movimento o di cambio di posizione dell’AirTag mentre la bicicletta è perfettamente immobile. Probabilmente un’imprecisione della localizzazione, ma per qualche minuto ci ha fatto correre parecchio.
A questo punto non ci rimane che tornare in camera. Domani ci aspetta una nuova tappa e, a giudicare dal percorso, non sarà affatto facile.
Una bella dormita, quindi, è proprio quello che ci vuole.
