La sveglia mattutina ce la dà il possente gallo, padrone del pollaio di fronte alla nostra casetta. Il risveglio, nella nostra casa di campagna tra mucche e galline, è decisamente piacevole. Siamo a soli cinque chilometri dal centro di Bruges, ma qui siamo davvero in mezzo alla campagna.
Facciamo una ricca colazione con pane ai cereali, Gouda, l’ottimo formaggio olandese, salame, yogurt, cereali e… lait battu, che Micky ha comprato convinta fosse latte. In realtà ha una consistenza più densa e un sapore decisamente acido: ricorda più lo yogurt che il latte. In italiano si chiama latticello, un liquido bianco e acidulo ottenuto dall’acidificazione del latte con fermenti lattici. È molto utilizzato nella cucina anglosassone e nordeuropea per rendere soffici e umidi dolci, pancake e prodotti da forno.
Ci aspettavamo del latte e il sapore decisamente particolare fa sì che, alla fine, a berlo siamo soltanto io e Niccolò.
Usciamo e percorriamo le strade tranquille della periferia di Bruges, diretti verso il centro. Ben presto arriviamo tra i canali che si intrecciano fra le antiche case fiamminghe e le strade lastricate di pavé.
Ci fermiamo nella Markt, la grande piazza del Mercato, dominata dal celebre Belfort, la grande torre civica riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità e circondata da splendidi edifici storici.
È ora di fare una seconda colazione e, onestamente, è impossibile non lasciarsi tentare dalle numerose caffetterie e cioccolaterie, dove il profumo del cioccolato si mescola a quello dei waffle appena sfornati.
Entriamo nella “House of Waffles”, un locale affollato che serve waffle in tutti i modi. Niccolò e Michelangelo scelgono il classico waffle con il gelato, accompagnato da una cioccolata calda: un bicchiere di latte caldo con un cubotto di cioccolato da sciogliere direttamente dentro.
Micky e io, invece, optiamo per condividere un waffle con salmone, insalata e qualche salsa. Buonissimo.
Lasciamo Bruges in direzione di Gent, un’altra splendida città fiamminga, raggiungibile pedalando sempre su piste ciclabili e su un terreno praticamente sempre pianeggiante.
Sarà perché è domenica, o forse perché le Fiandre sono una delle regioni europee più legate alla cultura della bicicletta, ma lungo il percorso incontriamo centinaia di ciclisti. Bici da corsa, cargo bike, bici da passeggio, elettriche: ce n’è per tutti i gusti. Ciclisti di ogni età, ognuno che viva la bici a modo suo.
Pedaliamo tra campagne, canali e piccoli centri abitati, con le caratteristiche case in mattoni, scuri o chiari, e i tetti spioventi. Un paesaggio ordinato e tranquillo.
L’ora di pranzo è ormai passata da un po’, complice l’abbondante seconda colazione che non ci ha fatto sentire la fame. Ora, però, è arrivato il momento di fermarsi a mangiare qualcosa.
Un supermercato va benissimo. Insalate ricche e frutta sono la scelta ideale: cibi freschi e leggeri che ci aiutano anche a combattere il caldo.
Poi affrontiamo l’ultimo tratto e finalmente siamo a Gent. Ci fermiamo nella cattedrale per farci timbrare la credenziale. Una signora gentilissima, sprovvista di timbro, ce la firma comunque: possiamo quindi considerarlo un vero e proprio “sigillo originale”.
Ora andiamo dritti in hotel. Il tempo di lasciare i bagagli e le bici e di fare una doccia, poi usciamo nuovamente per visitare il piccolo centro storico della città.
Il luogo più caratteristico sono sicuramente le rive del canale Graslei. Camminiamo circondati dalle splendide facciate a gradoni delle antiche case delle corporazioni, che si riflettono nell’acqua e rendono questo angolo di Gent davvero suggestivo.
Poi ci troviamo davanti alle famose “tre torri” che dominano lo skyline medievale della città: la Cattedrale di San Bavone, la Chiesa di San Nicola e il Belfort, la torre civica. Sono tutte vicinissime.
In una piazza incontriamo numerosi carretti di legno di venditori ambulanti che espongono i Cuberdons, i famosi “nasi di Gent”: caramelle gommose, dalla caratteristica forma conica e dal colore viola, con un ripieno liquido al gusto di lampone. Sono uno dei dolci tipici della città.
Ci avviciniamo per comprarne un sacchetto. Venti euro per 300 grammi. Per noi i nasi possono rimanere nel carretto.
Va bene approfittarsi dei turisti, ma questo ci sembra davvero esagerato!
Proseguiamo lungo una strada piena di ristoranti. A questo punto la fame si fa sentire davvero. Ci fermiamo in un piccolo locale affollato che serve street food mediterraneo. Cena a base di pita e cibo dai sapori che ci ricordano Istanbul. Davvero ottimo.
È ora di tornare in hotel. Siamo stanchi e domani pedaleremo verso la capitale. Bruxelles ci aspetta.

Comments
1 commentofrancescabianca
Ago 11, 2026Se posso permettermi, avere fatto bene a lasciare lì i cuberdonds. Parere ovviamente personale, io li trovo assolutamente disgustosi 😅
Alessandro Falleni
Ago 11, 2026Nessun rimpianto. Più che dolcetti sono acchiappacitrulli 😀