Ci svegliamo nell’hotel di Sarrebourg. Abbiamo dormito nella nostra stanza al primo piano in compagnia delle biciclette, con il consenso della ragazza della reception, visto che non c’era un posto dove lasciarle per la notte.
La colazione è senza infamia né lode, consumata in una sala che sembra più il refettorio di un asilo, con i suoi tavoli bassi e le sedie tutte colorate. Un cartello appeso al muro ci ammonisce sul numero di jumping jack necessari per bruciare le calorie di un singolo croissant: 150. Una stima assolutamente ridicola. Facendo una valutazione molto grossolana, per smaltire un croissant vuoto ne servirebbero circa 2.000. Meglio non pensarci troppo e mangiarlo.
Ci prepariamo e riprendiamo il nostro viaggio. Uscendo dalla città ci colpisce un pianoforte, completo di panchetto, abbandonato all’angolo di una strada. Sembra vero invece è una bellissima installazione decorativa in un posto insolito.
Pochissimi chilometri e siamo già in campagna. Una deviazione e arriva subito una salita, lunga e impegnativa. Pedaliamo tra campi ingialliti dal sole estivo e brevi tratti di bosco, dove finalmente troviamo un po’ di fresco. Poi una lunga discesa ci restituisce al Canal de la Marne au Rhin, dove ritroviamo la EuroVelo 5 e il ritmo tranquillo della pista lungo l’acqua.
Attraversiamo piccoli villaggi, tutti con la loro immancabile chiesa dal campanile stretto e slanciato. Poi il paesaggio cambia improvvisamente e si apre davanti a noi uno scenario inatteso: un vero e proprio canyon, con altissime pareti di roccia coronate da un fitto bosco. Pedaliamo affiancati dal canale e dalla ferrovia, immersi in uno scenario che sembra uscito da una fiaba.
Arriviamo a Lutzelbourg, l’ultimo paese in terra di Lorena. Da qui in poi sarà Alsazia. E si sente già: il paese ha l’aria di un villaggio di montagna, con le case a graticcio tipiche di queste zone di confine, le travi di legno scuro a vista e i tetti spioventi.
Ci fermiamo per una seconda colazione al Fournil des Éclusiers, una boulangerie-pâtisserie con una scelta infinita di viennoiserie, dolcetti, pizzette e quiche. Ci sediamo ai tavolini all’aperto: quiche per me e Niccolò, pretzel con formaggio e pancetta per Michelangelo. Poi arrivano i dolci: tartelletta ai lamponi per Micky e Niccolò, fetta di torta ai mirtilli per Michelangelo e un mini dolce “Foresta Nera” per me.
La Foresta Nera è una torta originaria della Germania, composta da strati di pan di Spagna al cacao farciti con panna montata e amarene o ciliegie, imbevuti di kirsch, un distillato di ciliegie. Il tutto è ricoperto di panna e decorato con scaglie di cioccolato e ciliegie.
È la grande scoperta della giornata: con un solo assaggio, la Foresta Nera scalza la Sacher dal podio dei miei dolci preferiti.
Ripartiamo particolarmente soddisfatti. Il sentiero lungo il canale ora diventa sterrato. Pochi chilometri e… altra foratura! Ancora Niccolò, a quota quattro, che tallona Micky, ancora saldamente in testa con cinque forature.
La ruota, però, non sembra perdere aria rapidamente. Decido quindi di gonfiarla e vedere quanto può durare. Continuiamo a pedalare in direzione di Strasburgo, lungo il canale, tra chiuse, campi e qualche pesce che ogni tanto salta fuori dall’acqua. Nel frattempo teniamo d’occhio la ruota di Niccolò.
Lungo il percorso non troviamo più locali aperti nei quali poter fare una sosta e concederci una bibita fresca. Finalmente, alle porte di Strasburgo, incontriamo un grande ipermercato. Entriamo a turno per comprare qualcosa che possa soddisfarci, senza lasciare incustodite le biciclette.
È uno degli ipermercati più grandi che abbiamo mai visto. Per ogni prodotto ci sono decine di varietà. Giriamo curiosando tra gli scaffali, quasi più per divertimento che per necessità, prima di comprare qualcosa per uno spuntino che consumiamo sulle panchine all’esterno, tra gli sguardi incuriositi di qualche passante.
Mancano ormai solo dieci chilometri e finalmente arriviamo a Strasburgo, città dalla storia travagliata, appartenuta al Sacro Romano Impero e passata più volte, nel corso dei secoli, sotto diverse nazionalità.
Ci dirigiamo subito verso il centro storico, precisamente verso la cattedrale. Dobbiamo far timbrare le credenziali.
Arriviamo nella piazza spazzata da un vento fortissimo. Davanti a noi l’immensa cattedrale di Notre Dame con la sua imponente facciata.
La cattedrale di Strasburgo, nonostante l’originalità del nome, lo stesso della cattedrale di Metz e di quella di Nancy, incontrate durante questo viaggio, oltre ovviamente a Notre-Dame di Parigi, è costruita in arenaria rosa e si innalza sopra le nostre teste fino a sembrare quasi toccare il cielo. Con i suoi 142 metri di altezza, per secoli è stato l’edificio più alto del mondo.
Entriamo prima io e Niccolò, con le credenziali in mano. L’interno è spettacolare, illuminato dalla luce che filtra attraverso l’immenso rosone e le grandi vetrate. Ci soffermiamo ad ammirare il grande orologio astronomico in legno. Prima di uscire per permettere a Micky e Michelangelo di visitare a loro volta la cattedrale andiamo a far timbrare il prezioso passaporto del pellegrino.
Il nostro hotel si trova a poche centinaia di metri dalla piazza. Passeggiamo con le biciclette a mano, attraversando le stradine del centro storico, circondati dalle caratteristiche case a graticcio, tipiche dell’architettura germanica.
L’hotel non è bellissimo, ma la posizione è perfetta: siamo nel cuore del centro storico e, soprattutto, possiamo mettere le biciclette al sicuro all’interno. La nostra camera è decorata con elementi e targhe a tema ciclistico.
Una doccia veloce e usciamo di nuovo.
Per cena crêpes. Troviamo un posticino a poco più di un chilometro che raggiungiamo a piedi. Il locale è curato, con luci soffuse e un’atmosfera romantica. Per tutti crêpes salate con formaggio, prosciutto affumicato e uovo, seguite da crêpes dolci, buonissime e tutte di gusti diversi. Io accompagno il tutto con un’ottima bottiglia di sidro.
Soddisfatti e con la pancia piena, non possiamo che tornare in hotel.
Domani ci aspetta l’ultima tappa francese, prima di concludere il nostro viaggio in Svizzera.
