Siamo pronti per una lunga tappa in terra francese. Oggi arriveremo nella bellissima Colmar, cittadina alsaziana che avevamo già attraversato in bicicletta undici anni fa.
Eravamo più giovani, avevamo meno esperienza e, soprattutto, Michelangelo alternava il trasportino al seggiolino anteriore sulla bici di Micky. Viaggiare con i bambini piccoli era diverso: allora ogni parco giochi era una buona occasione per una sosta e le pause per uno spuntino e un po’ di gioco erano molto frequenti. Oggi il ritmo è più sostenuto e le soste sono un po’ meno numerose, ma lo spirito del viaggio è rimasto lo stesso.
Ci svegliamo prima delle otto. L’hotel non comprende la colazione, ma, essendo in pieno centro a Strasburgo, usciamo subito e ci infiliamo in una boulangerie-pâtisserie del centro storico per una buona colazione a base di paste e viennoiserie.
Il tempo di prepararci, caricare le biciclette e siamo pronti a partire.
La temperatura è fresca, il cielo è nuvoloso e la minaccia di qualche goccia di pioggia è decisamente concreta. Anche oggi sarà una giornata di trasferimento tra due città, con poco o nulla nel mezzo. Abbiamo però deciso di fermarci a un supermercato appena usciti da Strasburgo, per procurarci tutto l’occorrente per un bel picnic da consumare lungo il canale che seguiamo ormai da diversi giorni.
Usciamo da Strasburgo pedalando sulle piste ciclabili. Attraversiamo il quartiere della Petite France, con le sue case a graticcio, i canali e i ponti, poi, poco alla volta, ci lasciamo alle spalle la città e ci immettiamo nel Canal du Rhône au Rhin.
Da qui fino alle porte di Colmar niente semafori, niente incroci: solo il canale e la pista ciclabile che lo costeggia, dritta e perfettamente pianeggiante.
Incrociamo le prime chiuse, con le loro caratteristiche casette di mattoni rossi, alcune delle quali ancora abitate. Ogni tanto compare una chiatta ormeggiata o qualche pescatore con la canna piantata sulla riva. Il paesaggio scorre tranquillo e sembra fatto apposta per pedalare senza fretta.
Dopo poco più di dieci chilometri usciamo dalla ciclabile per raggiungere il supermercato. Facciamo uno spuntino, chi sceglie il dolce e chi il salato, e poi riempiamo il carrello per il nostro picnic: pane, formaggio a fette, jambon, hummus, carotine baby, salamino e uva.
Riprendiamo il percorso con tutto l’occorrente per un picnic con i fiocchi. Pedaliamo rilassati quando, all’improvviso, la ruota della mia bici finisce in una crepa del terreno nascosta dall’erba. In un attimo mi ritrovo rovinosamente a terra.
Fortunatamente non batto la testa, ma rimedio grosse escoriazioni al ginocchio, alla caviglia, all’anca, al gomito e alla spalla. Era davvero tanto tempo che non cadevo dalla bici. Posso dire che è andata bene: solo qualche escoriazione, un po’ di dolore e soprattutto un bello spavento.
Il tempo di rialzarmi e inizia a piovere.
Ci ripariamo sotto un ponte mentre mi riprendo e indossiamo le giacche da pioggia. Poi ripartiamo sotto l’acqua, con me un po’ ammaccato ma fortunatamente ancora in grado di pedalare.
Proseguiamo tranquilli fino all’ora di pranzo, quando finalmente la pioggia smette. Troviamo uno spiazzo con un tavolo e due panche di legno nuovissime e decidiamo che è il posto perfetto per il nostro picnic.
Ci regaliamo un’oretta di relax, mangiando con calma quello che abbiamo comprato poco prima, prima di rimetterci in sella.
A questo punto Michelangelo propone di scambiarci le biciclette. Gli do le mie scarpe con gli attacchi, indosso le sue e partiamo. Si diverte un sacco a spingere sui pedali e a controllare sul Garmin la velocità che riesce a raggiungere.
Siamo ormai quasi a Colmar quando iniziano a comparire i primi vigneti. Siamo nel cuore di una delle zone vinicole più famose dell’Alsazia e il paesaggio cambia completamente: filari ordinati si susseguono a perdita d’occhio.
Ma la giornata non ha ancora finito di regalarci qualche sorpresa.
Michelangelo si ferma dimenticandosi di avere il piede ancora agganciato al pedale e, giusto per non farci mancare niente, cade anche lui. Per fortuna niente di serio: solo un’escoriazione al ginocchio.
L’ultima sosta della giornata è in una gelateria, prima di affrontare gli ultimi chilometri verso Colmar.
Arriviamo in città, facciamo una doccia veloce in hotel e poi usciamo subito per andare alla scoperta del centro.
Colmar è una città che sembra costruita apposta per essere fotografata: case a graticcio dai colori pastello, canali, ponticelli, insegne caratteristiche, fiori e piccole piazzette. Ogni angolo sembra una cartolina.
Giriamo per il centro in mezzo a una moltitudine di turisti, incantati da questa piccola città che, come tutta l’Alsazia, nel corso della sua storia è passata più volte dalla sfera tedesca a quella francese.
Abbiamo anche un obiettivo preciso: ritrovare alcuni dei luoghi che avevamo fotografato nel 2015 e provare a scattare le stesse foto, undici anni dopo. Un piccolo confronto tra il viaggio di allora e quello di oggi.
Passiamo dalla Petite Venise, la “Piccola Venezia”, una delle zone più caratteristiche di Colmar. Il nome deriva dai canali che attraversano questo quartiere e dalle case costruite proprio lungo i corsi d’acqua.
È ormai tardi. Mangiamo qualcosa lungo la strada e poi rientriamo in hotel.
Domani ci attende un’altra lunga tappa e, soprattutto, la conclusione del nostro viaggio a Basilea. Le previsioni meteo sono pessime, con un allerta arancione per precipitazioni e fulmini. Valuteremo al risveglio, con calma il da farsi.
